Cosimo, il mio amore rampante

I Black Sabbath e Italo Calvino hanno segnato la mia adolescenza. Non scorderò mai l’effetto che avevano (e hanno) su di me e l’affetto che mi lega a loro è antico e intriso nelle mie viscere. Il lato ombroso e vispo di me. I lati profondi. All’epoca avevo così tanti lati 🙂 !

Trent’anni fa, il 19 settembre 1985, Italo Calvino morì e io non voglio fare molte chiacchiere su questo o quello, desidero solo copiare alcune frasi e stralci da uno dei romanzi ai quali voglio più bene: Il barone rampante. Quando lessi di Cosimo bambino che salì sull’elce e non scese più per tutta la vita, io mi innamorai e salii su quell’albero con lui.

Col cuore, perché col corpo non ne ho mai avuto il coraggio, purtroppo.

Erano a disagio tutti e due, annoiati. Ognuno sapeva quel che l’altro avrebbe detto.
– Ma i vostri studi? E le vostre devozioni di cristiano? – disse il padre. – Intendete crescere come un selvaggio delle Americhe?

Cosimo tacque. Erano pensieri che non s’era ancora posto e non aveva voglia di porsi. Poi fece: – Per essere pochi metri più su, credete che non sarò raggiunto dai buoni insegnamenti?Anche questa era una risposta abile, ma era già come uno sminuire la portata del suo gesto: segno di debolezza, dunque.
L’avvertì il padre e si fece più stringente: – La ribellione non si misura a metri, – disse. – Anche quando pare di poche spanne, un viaggio può restare senza ritorno.
Adesso mio fratello avrebbe potuto dare qualche altra nobile risposta, magari una massima latina, che ora non me ne viene in mente nessuna ma allora ne sapevamo tante a memoria. Invece s’era annoiato a star lì a fare il solenne; cacciò fuori la lingua e gridò: – Ma io dagli alberi piscio più lontano! – frase senza molto senso, ma che troncava netto la questione.

L’amore per questo suo elemento arboreo seppe farlo diventare, com’è di tutti gli amori veri, anche spietato e doloroso, che ferisce e recide per far crescere e dar forma.

Come può ammattire uno che è stato matto da sempre?

Si direbbe che egli, più era deciso a star rintanato tra i suoi rami, più sentiva il bisogno di creare nuovi rapporti col genere umano. Forse, se proprio si vuol ricondurre a un unico impulso questi atteggiamenti contraddittori, bisogna pensare che egli fosse ugualmente nemico d’ogni tipo di convivenza umana vigente ai tempi suoi, e perciò tutti li fuggisse, e s’affannasse ostinatamente a sperimentarne di nuovi: ma nessuno d’essi gli pareva giusto e diverso dagli altri; da ciò le sue continue parentesi di selvatichezza assoluta.

L’amore riprendeva con una furia pari a quella del litigio. Era difatti la stessa cosa, ma Cosimo non ne capiva niente.

– Perché mi fai soffrire?

– Perché ti amo.

Ora era lui ad arrabbiarsi: – No, non mi ami! Chi ama vuole la felicità, non il dolore.

– Chi ama vuole solo l’amore, anche a costo del dolore.

– Mi fai soffrire apposta, allora.

– Sì, per vedere se mi ami.

La filosofia del Barone si rifiutava d’andar oltre.

– Il dolore è uno stato negativo dell’anima.

– L’amore è tutto.

– Il dolore va sempre combattuto.

– L’amore non si rifiuta a nulla.

– Certe cose non le ammetterò mai.

– Sì che le ammetti, perché mi ami e soffri.

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.

Non ci può essere amore se non si è se stessi con tutte le proprie forze.

La disobbedienza acquista un senso solo quando diventa una disciplina morale più rigorosa e ardua di quella a cui si ribella.

Considerava i libri un po’ come degli uccelli e non voleva vederli fermi o ingabbiati.

Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori!

La pazzia è una forza della natura nel bene o nel male, mentre la minchioneria è una debolezza della natura, senza contropartita.

Capì questo: le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone.
Danno gioie che raramente s’ha restando per conto proprio,di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone.
Mentre vivendo per conto proprio capita più spesso il contrario,di vedere l’altra faccia della gente,quella per cui bisogna tener sempre la mano alla guardia della spada.

Un gentiluomo è tale stando a terra come stando in cima agli alberi.

Le imprese più ardite vanno vissute con l’animo più semplice.

Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure.
Per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino.

Cosimo, felice di averti incontrato tra le fronde.

L’illustrazione è di Yan Nascinbene.

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