È il mio cuore il paese più straziato. Ungaretti, poesie di guerra

I dis-umani che accusano e condannano gli umani in fuga dalle guerre non investono un secondo del loro a tempo a capire cosa possa significare. Se sei dis-umano o sei stato troppo poco fortunato nella vita, o lo sei stato troppo. Quelli ai quali mi riferisco io, lo sono stati troppo.

Questa… non-so-scome-definirla Europa non ha vissuto di recente la guerra a casa propria ed evidentemente su tante persone non hanno fatto presa le informazioni (che nemmeno cercano…) e i racconti delle vecchie generazioni, dei nonni, che invece di guerre ne hanno viste anche due.

A certa gente interessa solo che la pace e il benessere (finto, peraltro) regnino nel raggio di pochi km da casa. Il resto è il resto e non li riguarda. I cattivi sono sempre gli altri e chi deve porre rimedio alle sciagure, pure.

Mia nonna quando parlava della guerra piangeva, sempre, e la paura le entrava dentro gli occhi. C’erano storie su chi mangiava topi e su chi raccattava in giro i pezzi dei cadaveri dei propri bambini.

A chi non prova neanche ad immaginare cosa possa significare vivere in guerra non farebbero effetto queste poesie di Ungaretti soldato, ma non fa niente, non sarà mai inutile copiarle e diffonderle.

VEGLIA
Cima Quattro il 23 dicembre 1915

Un’intera nottata
Buttato vicino
A un compagno
Massacrato
Con la bocca
Digrignata
Volta al plenilunio
Con la congestione
Delle sue mani
Penetrata
Nel mio silenzio
Ho scritto
Lettere piene d’amore

Non sono mai stato
Tanto
Attaccato alla vita.

SOLDATI
Bosco di Courton luglio 1918

Si sta come
D’autunno
Sugli alberi
Le foglie.

GIROVAGO
Campo di Mailly maggio 1918

In nessuna
Parte
Di terra
Mi posso
Accasare

A ogni
Nuovo
Clima
Che incontro
Mi trovo
Languente
Che
Una volta
Già gli ero stato
Assuefatto

E me ne stacco sempre
Straniero

Nascendo
Tornato da epoche troppo
Vissute

Godere un solo
Minuto di vita
Iniziale
Cerco un paese
Innocente

SAN MARTINO SUL CARSO
Valloncello dell’albero isolato il 27 agosto 1916

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro

Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto

Ma nel cuore
Nessuna croce manca
È il mio cuore
Il paese più straziato

 

SONO UNA CREATURA
Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916

Come questa pietra
Del S. Michele
Così fredda
Così dura
Così prosciugata
Così refrattaria
Così totalmente
Disanimata

Come questa pietra
È il mio pianto
Che non si vede

La morte
Si sconta
Vivendo.

Il graffito è di Kabir Mokamel.

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