Jim Morrison, poeta americano

Ragazzi che ci posso fare se i miei eroi si suicidano tutti? Evidentemente mi piacciono gli esseri fragili. E non solo a me, pare anzi un fatto oggettivo: fragilità=sensibilità=genio=autodistruzione.

Comunque, ieri era l’anniversario della morte di Hemingway, oggi invece fanno ben 44 anni che Pamela Courson trovò il suo Jim Morrison morto nella vasca da bagno del loro appartamento parigino.

Jim. Tutte le adolescenti della mia generazione hanno riempito le Smemoranda con le tue citazioni e i tuoi versi. Jim, eri la rockstar più poetica, porca e sexy. Tutte avrebbero voluto venire nel deserto con te. Mentre cantavi e ballavi. A nessuno stanno i pantaloni di pelle come stavano a te. Tu, che avevi il cruccio di non essere apprezzato come poeta.  Ma non voglio banalizzarti come abbiamo fatto tutte nei nostri diari (anche se il nostro amore era sincero) e faccio parlare solo te.

I versi che copio sotto, e chi mi sono molto cari, sono tratti da I Signori, una delle due raccolte autoprodotte da Jim nel 1969 e pubblicate in Italia in un unico volume da Kaos Edizioni nel 1991, che ho comprato molti anni fa su Ebay rigorosamente usato (I Signori. Le Nuove Creature).

L’immagine nasce dalla perdita. Perdita dello “spazio amichevole”. Il sentimento è rimosso e l’apparenza impone la sua fredda, singolare, violenta, e imperscrutabile presenza.

Puoi apprezzare la vita da lontano. Puoi guardare le cose ma non gustarle. Puoi accarezzare la madre soltanto con gli occhi.

Non si possono toccare questi fantasmi.

Jim, tutte avremmo voluto essere Pamela, ma nessuna avrebbe voluto essere te.

La copertina in apertura è quella dell’edizione di Simon & Shuster del 1971, quella sotto è la prima edizione dello stesso editore, 1970.

poesie jim morrison ed. 1970

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