Il poeta contadino Rocco Scotellaro. Passaggio alla città

Rocco Scotellaro è oggi praticamente sconosciuto. Che brutta cosa. Eppure il il nome del film Rocco e i suoi fratelli di Visconti è un omaggio proprio a questo Rocco qui.

Non era propriamente un contadino, ma conosceva molto bene la realtà rurale del suo sud, dove ha vissuto, sulla quale ha scritto e per la quale ha lottato parecchio.

Di Tricarico, di cui fu anche sindaco, Rocco fu poeta, scrittore di romanzi, racconti e opere teatrali, rivoluzionario, socialista, avvocato mancato e “protetto” di Carlo Levi. Non uno a caso.

Morì a soli 30 anni… no, stavolta niente suicidio, fu colpito da un infarto. Non lo conosco abbastanza per dirlo, ma lo dico lo stesso: non si sarebbe mai tolto la vita uno così.

Non pubblico qui la mia poesia preferita in assoluto di Rocco Scotellaro, ma solo la mia preferita di oggi, che nasce da ieri e dai giorni che sono venuti prima. Si chiama Passaggio alla città.

Ho perduto la schiavitù contadina,
non mi farò più un bicchiere contento,
ho perduto la mia libertà.

Città del lungo esilio
di silenzio in un punto bianco dei boati,
devo contare il mio tempo
con le corse dei tram,
devo disfare i miei bagagli chiusi,
regolare il mio pianto, il mio sorriso.

Addio, come addio? distese ginestre,
spalle larghe dei boschi
che rompete la faccia azzurra del cielo,
querce e cerri affratellati nel vento,
pecore attorno al pastore che dorme,
terra gialla e rapata
che sei la donna che ha partorito,
e i fratelli miei e le case dove stanno
e i sentieri dove vanno come rondini
e le donne e mamma mia,
addio, come posso dirvi addio?

Ho perduto la mia libertà:
nella fiera di luglio, calda che l’aria
non faceva passare appena le parole,
due mercanti mi hanno comprato,
uno trasse le lire e l’altro mi visitò.

Ho perduto la schiavitù contadina
dei cieli carichi, delle querce,
della terra gialla e rapata.

La città mi apparve la notte
dopo tutto un giorno
che il treno aveva singhiozzato,
e non c’era la nostra luna,
e non c’era la tavola nera della notte
e i monti s’erano persi lungo la strada.

L’ultima strofa vale la presenza nel canone letterario che si dovrebbe studiare a scuola…

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