Una pornopoesia. Alda Merini

Questo testo della Navigli-Viscere-Poetessa Alda Merini è praticamente sconosciuto. In cerca di buone ispirazioni sulla poesia erotica, possibilmente scritta da donne, mi ci sono imbattuta stamattina.

È una poesia porno e blasfema. Quale migliore lirica per il candido periodo che precede il Natale…

Porno perché la Merini usa un linguaggio decisamente esplicito in questi versi che celebrano l’amore col suo bello dagli “occhi neri fuggenti come le gazzelle”.

Blasfema perché paragona un atto sessuale ad un sacramento e rinnega il bisogno di Dio: gli amanti sono felici e non ne hanno più bisogno.

Forse un tabù, magari più di uno, sta dietro alla mancata notorietà di questo testo. E mi biasimo per averlo definito porno e blasfemo in prima istanza, è banale e deviante.

Per capire, bisogna leggerlo.

Il suo sperma bevuto dalle mie labbra

Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.

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