Memorie dal sottosuolo. Il male di Dostoevskij

Bisogna avere coraggio per scendere nel sottosuolo. A piano terra, o ai piani alti, tutto è più facile, accettabile. Ma non è detto che sia tutto vero ciò che brilla sotto la luce buona del sole.

In cantina, nei sotterranei, c’è sempre qualcosa di spaventoso. È buio là sotto, si può inciampare in qualcosa di inaspettato, di sconosciuto, ma che esiste. Si può venire terrorizzati da qualche mostro che abita le viscere. Le viscere dell’essere.

Avete mai provato? Siete mai discesi nelle viscere di voi stessi? Nel vostro sottosuolo? Vi siete mai specchiati nell’oscurità? Che immagine di voi stessi vi è stata restituita?

Freud l’avrebbe chiamato, anni dopo, inconscio, e l’avrebbe riabilitato, spiegato, illuminato. L’uomo del sottosuolo di Fëdor Michajlovič Dostoevskij (11 novembre 1821) invece non aveva fiducia nelle spiegazioni della scienza e della “medicina”.

L’uomo del sottosuolo vive nel male, che è la sua essenza, da sadico e masochista, meschino, arrabbiato, lercio, vile, afflitto da sensi di colpa, depravato, rancoroso. Senza redenzione.

Il primo anti-eroe. Il mio primo amore ❤ .

INCIPIT

Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo. Un uomo che non ha nulla di attraente. Credo di essere malato di fegato. Del resto di questa mia malattia non ne capisco niente, e in verità non so nemmeno io di cosa soffra. Non mi curo e non mi sono mai curato, sebbene nutra il massimo rispetto per la medicina e per i dottori. Per giunta, sono anche estremamente superstizioso; o per lo meno lo sono abbastanza da rispettare la medicina. (Sono abbastanza colto da non essere superstizioso, eppure lo sono ugualmente.) No, io non voglio curarmi per cattiveria. Questo probabilmente voi non lo capirete, ma io invece lo capisco. Naturalmente non sarei mai capace di spiegarvi a chi esattamente voglio far dispetto in questo caso con le mie ripicche; so benissimo che non sono assolutamente in grado di nuocere nemmeno ai dottori per il fatto che non vado a farmi curare da loro; anzi, so meglio di chicchessia che con ciò faccio del male unicamente a me stesso e a nessun altro. Ciononostante, se non mi curo lo faccio proprio per cattiveria: il fegato mi duole, ebbene che mi faccia ancora più male!

CITAZIONI SPARSE

La sofferenza, questa è l’unica causa della consapevolezza.

Nei ricordi di ogni uomo ci sono certe cose che egli non svela a tutti, ma forse soltanto agliamici. Ce ne sono altre che non svelerà neppure agli amici, ma forse solo a sé stesso, e comunque in gran segreto. Ma ve ne sono infine, di quelle che l’uomo ha paura di svelare perfino a sé stesso, e ogni uomo perbene accumula parecchie cose del genere.

La sofferenza è l’unico motivo della coscienza.

Io, non dico malvagio, ma niente sono riuscito a diventare: né cattivo, né buono, né ribaldo, né onesto, né eroe, né insetto.

[…] un uomo intelligente non può in verità diventar nulla e che solo gli sciocchi diventano qualcosa.

Io sono solo, e loro invece sono tutti.

Tutti gli uomini immediati e d’azione sono attivi proprio perché ottusi e limitati.

La civiltà ha reso l’uomo, se non più sanguinario, in ogni caso più ignobilmente sanguinario di quanto fosse un tempo.

Vivere oltre i quarant’anni è di cattivo gusto.

Credo che la migliore definizione che si possa dare dell’uomo sia questa: creatura bipede ed ingrata!

Mi davo alla depravazione solitariamente io, di notte, di nascosto, pavidamente, sudiciamente, con una vergogna che non mi lasciava nei momenti più ripugnanti e che anzi in quei momenti giungeva fino alla maledizione. Già allora portavo nell’anima mia il sottosuolo. Avevo una tremenda paura che in qualche modo mi vedessero, m’incontrassero, mi riconoscessero. E giravo per vari luoghi molto oscuri.

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