Elogio della Follia. Erasmo da Rotterdam

Io non sono pienamente felice perché non sono abbastanza folle. Sono lunatica, dubbiosa, paranoica, incostante, pazzerella, ma poi alla fine rientro sempre nei ranghi della razionalità.

Sono una noiosa, ordinata burocrate. Sapete, di quelle che tiene i file excel delle spese domestiche e si fa i piani quinquennali per ogni cosa. Penso sempre alle conseguenze. Troppo. Devo avere tutto sotto controllo.

Ci sono periodi in cui impazzisco, se Dio vuole. Svacco, mi rilasso, esagero in tutto, me ne frego, non pianifico, divento fatalista. Ma quando dovrei consolidare questa inclinazione (che c’è, eccome!) eccoci che arriva il terrore e scappo via, al riparo dentro il ventre tenero della sicurezza.

Male, molto male.

Anche Sigmund Freud diceva che

L’umanità ha sempre barattato un po’ di felicità per un po’ di sicurezza.

Io baratto almeno il 54% della mia felicità per avere il massimo della sicurezza che mi posso assicurare, che è una percentuale variabile. L’ho calcolato con un algoritmo, mica vado a caso, io.

Nella speranza che il verme della pazzia pura e genuina scarnifichi il mio cervello, che ha un altissimo e concreto potenziale di matteggio, mi rileggo L’Elogio alla Follia (1509) di Erasmo da Rotterdam e copio alcuni passi volutamente in dis-ordine sparso.

Sono due i principali ostacoli alla conoscenza delle cose: la vergogna che offusca l’animo, e la paura che, alla vista del pericolo, distoglie dalle imprese. La follia libera da entrambe. Non vergognarsi mai e osare tutto: pochissimi sanno quale messi di vantaggi ne derivi.

Solo la Follia è capace di prolungare la giovinezza, altrimenti fuggevolissima, e di tenere lontana la molesta vecchiaia.

L’unico fatto certo è che senza il condimento della follia non può esistere piacere alcuno.

Se piaci a te stesso, se ti ammiri, questo è proprio il colmo della follia; ma d’altra parte, dispiacendo a te stesso, che cosa potresti fare di bello, di gradevole, di nobile?

La pazzia costruisce città, imperi, istituzioni ecclesiastiche, religioni, assemblee consultive e legislative: l’intera vita umana è solo un gioco, il semplice gioco della Follia.

La Fortuna ama le persone non troppo sensate; ama gli audaci e quelli che non hanno paura di dire “Il dado è tratto”.

Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza.

La vergogna, l’infamia, il disonore, le offese, nocciono nella misura in cui fanno soffrire. Per chi non se la prende, non sono neppure un male. Che t’importa se tutti ti fischiano, se tu ti applaudi? Che questo ti sia possibile lo devi alla sola Follia.

La vita è un gioco della follia in cui il cuore ha sempre ragione.

Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell’uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso.

Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia.

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