“Ondina se ne va”. Ingeborg Bachmann

Tanti piccoli ma profondi rutti d’amore mi vengono su quando penso a Ondina e alla sua mamma Ingeborg. Eccone alcuni.

  • Undine geht, ovvero il titolo del racconto in tedesco, è stata per anni la password della mia mail, fin da quando aprii il primo account con Libero, tipo nel 1992. È una delle sequenze di parole che ho più digitato nella vita
  • Una Ondina è una specie di sirena, una ninfa acquatica in ossa e lische, con la coda di pesce e la voce incantatrice. Queste creature possono essere sia perfide che buone; le Ondine non hanno l’anima e per ottenerla devono sposarsi con un uomo e avere dei figli: ecco perché la Ondina di Ingeborg non è né perfida, né buona, ma incazzata nera
  • Ingeborg Bachmann: non mi piace tutto di te, ma tu mi piaci tutta. Non scorderò mai come sei morta, perché è un mio personale incubo: il tuo appartamento romano ha preso fuoco a causa di una sigaretta spenta male
  • Ondina se ne va è stato l’oggetto del mio primo esame all’Università di Gottinga. Ero terrorizzata fradicia e innamorata fradicia, come una Ondina che cammina per la prima volta sulla riva del suo specchio d’acqua
  • Chi in questo racconto increspato di tante correnti e sentimenti ci vede il dissidio della donna, metà animale e metà umana; chi ci vede l’accusa femminista (fu pubblicato nel 1961); chi ci vede il fallimento della ricerca dell’amore; chi ci vede l’emblema del tradimento maschile e la mancanza di coraggio della coppia tradizionale (io ce lo vedo molto); chi ci vede se stessa/o (io mi ci vedo, ma in tutto ciò che viene sospirato fra le onde e che nulla a che fare con la coppia e con i temi manifesti, insomma, io mi vedo nell’acqua, in Ondina e anche in Hans…)
  • Chi è Hans? È il Mario Rossi tedesco
  • Mai, mai sottovaluterò che la Bachmann nell’incipit non scrive “Voi, Uomini! Voi, mostri!” usando la parola tedesca corrispondente a “uomimi = esseri di sesso maschile“, ma usa “uominiMenschen“, che significa “esseri umani“, senza distinzione di sesso. Non penso proprio che sia un caso
  • Mai, mai sottovaluterò che la Bachmann nell’explicit non scrive una roba tipo: “Addio!“, ma scrive “Vieni. Una volta sola. Vieni“. Manco questo è un caso, e tutto si complica, per fortuna ❤ .

Copio sotto proprio l’incipit e l’explicit del lungo monologo di questa moderna fata acquatica che decide di sparire per sempre nel suo elemento, senza riemergere mai più.

anatomia_sirena

Voi, uomini ! Voi, mostri!

Voi, mostri di nome Hans! Questo nome che non riesco a dimenticare!

Ogni volta che attraverso la radura e i cespugli si aprivano, quando i rami mi frustavano via l’acqua dalle braccia, le foglie mi leccavano le gocce dai capelli, m’imbattevo in uno che si chiamava Hans. […]

Voi, mostri dalle mani forti e irrequiete, dalle unghie pallide e corte, dalle unghie sbrecciate e orlate di nero, i candidi polsini attorno ai polsi, i maglioni sfrangiati, i monotoni abiti grigi, le ruvide giacche di pelle e le ariose camicie estive! Ma lasciatemi essere precisa, voi, mostri, lasciate che vi dica una buona volta quanto siete ignobili, perché io non tornerò, non correrò più ai vostri cenni né accoglierò più inviti per un bicchiere di vino, un viaggio, una serata a teatro. Non tornerò mai più, non dirò mai più “sì”, non dirò più né “tu” né “sì”. Tutte queste parole non ci saranno più, e forse vi dirò perché. Visto che conoscete le domande che iniziano tutte con “Perché?”. Non ci sono domande nella mia vita. Amo l’acqua, la sua densa trasparenza, il verde nell’acqua e le mute creature (muta sarò presto anch’io!), e i miei capelli tra quelle, nell’acqua, nell’imparziale acqua, nell’indifferente specchio che mi impedisce di vedervi altrimenti. L’umida barriera tra me e me…

Mai nessuno ha parlato così di se stesso. Quasi vero. Quasi mortalmente vero. Chino sull’acqua, quasi arreso. Il mondo è già immerso nelle tenebre e io non riesco a mettermi la collana di conchiglie. Non ci sarà più radura. Tu diverso dagli altri. Sono sott’acqua. Sott’acqua.

E lassù passa uno che odia l’acqua e odia il verde e non capisce, non capirà mai. Così come io non ho mai capito.

Ormai quasi muta

quasi sentendo

ancora il richiamo.

Vieni. Una volta sola.

Vieni.

L’umida barriera tra me e me… Il mondo è già immerso nelle tenebre e io non riesco a mettermi la collana di conchiglie = ❤

L’immagine al centro del post è di Walmor Correa, di quella in apertura non ho trovato l’autore 😉 .


Riferimenti

Il trentesimo anno, Ingeborg Bachmann, traduzione di Magda Olivetti, Adelphi

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