Sylvia Plath preferiva essere orizzontale

Quando mi immagino mi penso spesso come un albero con radici aeree. Non sono piantata per terra, per niente. In nessun senso. Sono appoggiata sulla terra. Io sono verticale, ma capovolta.

È vero, non sono solida, sono fluida. È un difetto? Non so. Ciò che so, è che il fluido è più adattabile del solido. L’adattabilità è alla base della sopravvivenza. È un pregio? Non so. “Vivere” è diverso da “sopravvivere“. Ma è sempre meglio che “non vivere“.

Io sono verticale e occasionalmente mi sento orizzontale, ma non troppo. Fluttuo. Cambio posizioni. Sono diagonale.

Buon compleanno Sylvia Plath, mia dea, mia mania, mio modello, mio tutto, nata oggi 27 ottobre nel 1932 e scomparsa troppo in fretta. Ma ne parliamo in un altro post.

Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

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