La mia vita è un colabrodo. Wislawa mi curi?

Il mare, che è dove vorrei vivere, poco importa dove, non mi impedisce di essere melanconica. Io sono una che rimugina, di continuo. Sbaglio, lo so, ma sono così. Se avete una pasticca che mi guarisce datemela, ma forse nemmeno la prenderei.

E la mia vita mi sembra un colabrodo, un puzzle di pezzi sbagliati che non combaceranno mai. Tanto di bello alla fine, tanto, ma anche troppi errori, indecisioni, pustolette che non riesco a smettere di grattare, e questa cosa che non riesco a smettere di fumare, e il passato che mi si arrampica sulla schiena e mi tende agguati, sto invecchiando e mi fanno male le ginocchia mentre vorrei avere vent’anni con la testa di quaranta però, e che cazzo.

Quante occasioni ho perso, perché non sapevo che, ma non potevo invece, quanto vorrei che…

Comunque, quando sto così ripesco questa poesia di poesia di Wislawa Szymborska (quella della barzelletta esistenzialista!), che un po’ di mali me li cura. Almeno momentaneamente. Sono cronicamente mediamente depressa anche se letteralmente molto felice.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.

È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il
dubbio.

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.

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