Lo-li-ta. Il miracolo di Nabocov

Un paio di giorni fa (18 agosto) era l’anniversario della (scandalosa e di grande successo) pubblicazione americana del 1958 del romanzo che ha reso Nabokov immortale.

Lessi Lolita per la prima volta da teenager perché cercavo qualcosa di scabroso e perverso. Lo divorai incredula, a bocca aperta, perché trovai qualcosa di infinitamente raffinato e melanconicoelegante e sofferente. In tutto il romanzo non vi è traccia di una parola o di una scena “sporca”. Allude ma non descrive, mai. Non c’è una macchia, una sbavatura, un neo. Tutto niveo. Cristallino.

Per colpa di quel suo raccontare fine, perfettoaggraziato, c-a-n-d-i-d-o, Humbert Humbert (il patrigno-amante di Lolita) fa pena e compassione, non sembra il vecchio porco che è. Rovina la vita di Lolita, le ruba l’adolescenza, praticamente la rapisce eppure, da lettore, quasi ti viene da giustificarlo… lui la ama quella ragazzina, fa tutto per lei. La ama anche ormai grandicella e incinta di un altro, non gli importa, è sempre la sua Lo. Anche lui annulla la sua vita per lei. Il sacrificio è reciproco.

Sì lo so, si chiama ossessione. Si chiama pedofilia. Ma questo è il miracolo della letteratura. Non a caso ecco cosa diceva una recensione del 1957 all’edizione parigina:

Lolita by high art transmutes persons, motives and actions which in ordinary life are considered indecent, into objects of delight, compassion and contemplation. (The Nation, George P. Elliot, 11 May 1957)

Copio incipit (me-mo-ra-bi-le) e alcune brevi frasi storiche.

Humbert, sono vecchia ma portami via con te <3.

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.
Una sua simile l’aveva preceduta? Ah sì, certo che sì! E in verità non ci  sarebbe stata forse nessuna Lolita se un’estate, in un principato sul mare, io non avessi amato una certa iniziale fanciulla. Oh, quando? Tanti anni prima della nascita di Lolita quanti erano quelli che avevo io quell’estate.
Potete sempre contare su un assassino per una prosa ornata. Signori della giuria, il reperto numero uno è ciò che invidiarono i serafini, i male informati, ingenui serafini dalle nobili ali. Guardate questo intrico di spine.

Io muoio, se tu mi tocchi.

Che invidia avrebbe provato quel tizio libidinoso, chiunque fosse, se avesse saputo che ogni mio nervo era ancora cinto e consacrato della sensazione del suo corpo– il corpo di un demone immortale vestito da bambina.

La guardai. La guardai. Ed ebbi la consapevolezza, chiara come quella di dover morire, di amarla più di qualsiasi cosa avessi mai visto o potuto immaginare. Di lei restava soltanto l’eco di foglie morte della ninfetta che avevo conosciuto. Ma io l’amavo, questa Lolita pallida e contaminata, gravida del figlio di un altro. Poteva anche sbiadire e avvizzire, non mi importava. Anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del suo caro viso.

Ecco qualcosa che composi durante il mio ritiro:
Ricercata: Dolores Haze. Non è più qui. | Labbra scarlatte. Capigliatura bruna. | Età: cinquemilatrecento dì. | Professione: «stellina» o nessuna.

Era amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista.

Annunci