Il Brutto Anatroccolo Reloaded

Piccolo Iago, a te che mi porti sempre da leggere il librino del Brutto Anatroccolo, voglio dire una cosa. È una bella storia, indubbiamente, ma c’è un’altra versione ancora più bella.

Mamma Anatra (che poteva essere una mamma single, una delle due mamme anatra, un papà anatra da solo o accompagnato e così via, non è certo importante) quando vide che nella sua covata c’era un anatroccolo diverso dagli altri non si stupì per niente.

Ma quell’esserino più grosso, con le piume arruffate e scure e le zampette imponenti veniva guardato storto dai fratellini tutti piccoli e gialli uguali.

Mamma Anatra (o papà, anche single adottivo) volle allora chiamarli tutti a raccolta per far loro un discorsetto. Era sicura (o erano sicure, le due mamme anatra, oppure sicuri, i due papà) che tutti gli anatroccoli avrebbero capito: erano bambini e quindi liberi e intelligenti.

Prima di tutto li rassicurò: non dovevano avere paura di quel fratellino dall’aspetto diverso, anzi, dovevano accoglierlo come una gran bella novità! E poi parlò loro del regno animale, di quanto sia vasto e sconfinato e popolato dalle più incredibili creature, tutte parecchio differenti fra di loro.

C’è chi, per sopravvivere, migra per centinaia e centinaia di chilometri, chi dorme tutto l’inverno e chi passa gran parte del tempo sotto la sabbia in fondo al mare. C’è chi vola, chi cammina, chi nuota e chi striscia; c’è chi è coperto di peli, chi di piume, chi di pelle, chi ha le squame e chi un carapace. C’è chi ha due gambe, chi quattro, chi mille e chi, per un fortuito caso della vita, o perché proprio è nato così, ne ha una sola.

Insomma, tutto questo è il regno animale, ed è tutto bello, ma tanto bello, ed è così bello proprio perché è VARIO.

P.S.: sinceramente non ho mai visto la necessità per il piccolo piumato di dover essere un cigno, più bello delle anatre, per venire accettato.

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