Maledetto autunno, maledetto Verlaine. Chanson d’automne

Io non sono pronta all’autunno. Belle le foglie a terra, ma io le preferisco sugli alberi. Bella l’atmosfera lattiginosa, ma io preferisco l’abbaglio dell’estate e, al limite, le mattane della primavera. Che mi dicono non esistere più.

Io d’autunno mi intristisco e arrivo all’inverno che mi sono solo rassegnata. Soffro. Tutto quel biancore mi fa male e mi pare di morire quando si trasforma in notte a metà pomeriggio.

Io vorrei addormentarmi ora e svegliarmi a maggio. Io non sono una creatura da piumino e scarponi. Io sono una creatura da t-shirt e anfibi anche d’estate, semmai. Io sono una da grandinata a luglio, ma non da pioggia a ottobre.

Però c’è una cosa che mi piace dell’autunno e non sono le castagne (che odio), ma la canzone che ha scritto Paul Verlaine, l’amico maledetto, migliore, peggiore e molto di più, di Rimbaud.

In traduzione perde musicalità e magia, perciò ecco prima la versione originale in un video di meno di un minuto. Non dovete sapere il francese, giuro. Sarà una super esperienza extra-semantica. Sarà bellissimo lo stesso.

Sotto, oltre al francese, il testo in italiano.

Buon letargo a tutti.

Chanson d’automne

Les sanglots longs
Des violons
De l’automne
Blessent mon coeur
D’une langueur
Monotone.

Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure

Et je m’en vais
Au vent mauvais
Qui m’emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.

Canzone d’autunno

I singhiozzi lunghi
dei violini d’autunno
mi feriscono il cuore
con languore
monotono.
Ansimante
e smorto, quando
l’ora rintocca,
io mi ricordo
dei giorni antichi
e piango;
e me ne vado
nel vento ostile
che mi trascina
di qua e di là
come la foglia
morta.

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