L’uomo senza qualità. Musil

Ecce liber! Inizio spocchioso e inutile ma con L’uomo senza qualità ci sta. Manco ci provo a spiegare cosa possa essere l’opera di una vita di uno come Robert Musil (6 novembre 1880-15 aprile 1942), ma vi dico perché mi piace e lo venero come IL libro.

Prima di tutto, non l’ho capito. Mai fu così calzante la metafora dell’iceberg: non vedrai mai tutto quello che Musil ci ha messo dentro. Mortale lettore, accontentati se scorgi la punta.

È incompiuto. Sono due tomi da oltre mille pagine e non è finito. E io amo tutto ciò che non ha trovato una conclusione certa. In perfetto stile senza qualità. Viene quasi da dire “Per fortuna che Musil è morto prima di terminarlo”, ma date retta, la parola FINE questo mega romanzo non l’avrebbe comunque vista.

Non succede quasi niente, se non nella testa di Ulrich, il protagonista. Ma chi vuole una trama quando ti puoi perdere nelle paranoie irrisolute di un cervello complesso e senza fondo?

Mi piace Ulrich perché è un raffinato inetto, un non adatto, un avulso da gran parte della realtà. È il re della speculazione filosofica (ma è un ingegnere) e della non azione, in perenne balia delle infinite possibilità. Ha innumerevoli qualità, ma non le mette in pratica. È tutta teoria e zero concretezza. È ironico e caustico, altamente consapevole della sua “malattia” etica. Ulrich è un insoddisfatto cronico, un passivo, nichilista, inconcludente. È un uomo al condizionale.

Mi piace perché, e adesso mi vanto eccome, se fossi un personaggio letterario probabilmente (ma chi può dirlo? alla fine potenzialmente potrei essere… chiunque?!) sarei l’esitante Ulrich, che non si decide mai… chissà, forse… ma se poi… (e se fossi coltissima e ricchissima come lui…).

A voi!

Per nessuna cosa ho così poco talento come per me stesso.

Riempivamo gli abissi tra cose opposte, e li aprivamo tra cose affini.

E poiché possedere delle qualità presuppone una certa soddisfazione di constatarle reali, è lecito prevedere come a uno cui manchi il senso della realtà anche nei confronti di se stesso, possa un bel giorno capitare di scoprire in sé l’uomo senza qualità.

Questi individui della possibilità vivono, come si suol dire, in una trama più sottile, fatta di fumo, immaginazione, fantasticherie e congiuntivi.

Un uomo non arriva mai così lontano come quando non sa dove sta andando.

La matematica è una meravigliosa apparecchiatura spirituale fatta per pensare in anticipo tutti i casi possibili.

Bisogna tornare a impossessarsi dell’irrealtà! La realtà non ha più senso!

Non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi, essa è pronta e versatile e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha un abito solo e una sola strada, ed è sempre in svantaggio.

Ci si riunisce in gruppi, perché l’obbedienza permette di fare tutto quello di cui per convinzione propria non si sarebbe più capaci […].

Quel che ci tranquillizza è la successione semplice, il ridurre a una dimensione, come direbbe un matematico, l’opprimente varietà della vita; […].

Proprio per questo mio essere legato a tutte le idee o a nessuna, ho disimparato a prendere sul serio la vita.

Ogni progresso è anche un regresso. C’è progresso sempre e solo in un determinato senso. E poiché la vita nel suo complesso non ha senso, nel suo complesso non ha nemmeno progresso.

«Non bisogna essere nulla di speciale!» disse fra sé fieramente. Gli parve una viltà non saper fare a meno di quella falsa idea.

La probabilità di apprendere dal giornale una vicenda straordinaria è molto maggiore di quella di viverla personalmente; in altre parole, oggi l’essenziale accade nell’astratto, e l’irrilevante accade nella realtà.

La felicità senza limiti non esiste. Non v’è grande felicità senza grandi divieti.

[…] l’abitante di un paese ha almeno nove caratteri: carattere professionale, carattere nazionale, carattere statale, carattere di classe, carattere geografico, carattere sessuale, carattere conscio, carattere inconscio, e forse anche privato, li riunisce tutti in sé, ma essi scompongono lui, ed egli non è che una piccola conca dilavata di quei rivoli, che v’entrano dentro e poi tornano a sgorgare fuori per riempire insieme ad altri ruscelletti una conca nuova. Perciò ogni abitante della terra ha ancora un decimo carattere, e questo altro non è se non la fantasia passiva degli spazi non riempiti; […].

Un uomo senza qualità non dice di no alla vita, dice “non ancora!” e si risparmia.

La superiorità di un uomo che si è liberato dal desiderio di vivere è incredibilmente grande.

Il senso di possibilità può essere definito addirittura come la capacità di pensare a tutto ciò che potrebbe essere e di non considerare ciò che è più importante di ciò che non è.

Noi siamo l’epoca della scheda elettorale! […] Il tempo presente è antifilosofico e vile; non ha il coraggio di decidere che cosa ha valore e che cosa non ne ha, e democrazia, per dirlo con la massima concisione, significa: ‘Fai quello che accade!’

L’uomo, giustamente chiamato l’animale parlante, è l’unico che, anche per la riproduzione, abbia bisogno di parlare.

Si ama una certa persona nonostante tutto, e anche per nessuna ragione; e ciò significa che il tutto è un’illusione, o che quest’illusione è un tutto, com’è un tutto il mondo […].

La morale è coordinare ogni stato momentaneo della nostra vita con uno stato durevole!

A poco a poco l’uomo probabile e la vita probabile incominciavano ad occupare il posto dell’uomo vero e della vita vera che erano pura immaginazione e illusione.

Non c’è più un uomo compiuto di fronte a un mondo compiuto, ma un qualcosa di umano che si muove in un comune liquido nutritivo.

Abbiamo conquistato la realtà e perduto il sogno. Non stiamo più sdraiati sotto un albero a contemplare il cielo tra le dita dei piedi, ma lavoriamo e fatichiamo; del resto non si può starsene trasognati a stomaco vuoto se si vuole essere efficienti: bisogna mangiare bistecche e muoversi.

Gli ideali hanno strane proprietà, fra le altre anche quella di trasformarsi nel loro contrario quando si vuol seguirli scrupolosamente.

Dio crea il mondo e intanto pensa che potrebbe benissimo essere diverso.

La fotografia è di Kevin Corrado.

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