Smanio per Sarah Kane

No future.

Potrei cavarmela così e incollare il monologo di A in Crave di Sarah Kane. Ma il No future non c’entra tanto col monologo in sé. C’entra con tutto il resto.

Sarah Kane ❤ : autrice teatrale inglese ventottenne morta suicida, impiccata coi lacci delle sue scarpe in un ospedale psichiatrico nel 1999, che nella sua breve vita ha tirato addosso al mondo del teatro una botta talmente grossa che non merita di essere sciupata con nessuna delle mie mediocri metafore.

Una botta al come rappresentare l’umanità sulla scena, e una botta al linguaggio. Un sacco di botte, insomma. Tante di quelle botte me le sono prese io. Ho sempre alzato gli occhi da un suo libro con almeno una dozzina di lividi dentro lo stomaco. Con l’ansia sanguinante.

No future.

Sarah Kane, potente come tutte le mie insicurezze e infelicità. Mia Signora del Baratro. Mio Dio come ti amo ❤ .

Le sue opere sono terminali, violente, insopportabili. Non nel senso di splatter compiaciuto, ma nel senso esattamente contrario. Sono sinceramente disperate, istintive, trabordano di significato.

Questo clima, in tutti sensi, me l’ha fatta venire in mente. No future al di là delle nebbie.

A è un personaggio di Crave, tradotto in italiano con Febbre o Fame. Se mi posso permettere (e no, non me lo posso permettere ;)) smania sarebbe stata la parola giusta, per la mia pancia.

Tutti i personaggi, A (Alexander, abusator, author, un uomo anziano), B (Boy), C (Child, una ragazza giovane) e M (Mother) smaniano per ragioni diverse, in modo profondo, ma in un certo qual modo sommesso, a frasi brevi e lapidarie.

Solo ad A è concesso un lungo, toccante, monologo.

E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuo collo i tuoi seni il tuo culo il tuo

e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e l’altro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te.

Che poi, ognuno a modo suo, si smania tutti per questo.

L’immagine in apertura è la foto di copertina dell’edizione Bloomsbury del 1998.


Riferimenti

Tutto il teatro – Dannati. L’amore di Fedra. Purificati. Febbre. Psicosi delle 4 e 48, Sarah Kane, traduzione di Barbara Nativi, Einaudi

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