La disobbedienza civile di Thoreau. Sensi di colpa parte 1

Non so. Voi vi siete mai sentiti parte costituente del male che criticate tutti i giorni? Io continuamente. A me non vanno bene un sacco di cose, ma trotto avanti come un soldatino eseguendo gli ordini come se invece mi andasse bene tutto. Cazzo. Mi trovo sempre qualche scusa per non essere il cambiamento che vorrei.

Io mi sento il perno del male.

Il fatto di rispettare la legge e aspettare che qualcuno (tipo chi votiamo) faccia qualcosa per migliorare la società e la vita di tutti non basta. Anzi, secondo Henry David Thoreau è sbagliato. Se la legge va contro la tua coscienza fai male a rispettarla perché non tende al bene. Delegare la responsabilità del cambiamento? Eh, troppo facile.

Di questo e molto altro si parla in un saggio che ha ispirato personalità come Ghandi e Malcom X: La disobbedienza civile (1849). A scriverlo è stato un filosofo e scrittore che ha anche vissuto come predicava, cosa rara allora e oggi praticamente impensabile. Tutti bravi a parlare.

Non basta un post per segnalarvi i passaggi più significativi. Il mio senso di colpa ha bisogno di ben più spazio. Ma da qualche frase dovrò pur cominciare:

Penso che dovremmo essere prima di tutto uomini, e poi cittadini.

La legge non ha mai reso gli uomini più giusti, nemmeno di poco; anche gli uomini onesti, rispettando le leggi, sono quotidianamente tramutati in strumenti di ingiustizia.

[…] la massa degli uomini serve lo Stato non come uomini, ma come macchine, con il loro solo corpo. Nella maggior parte dei casi non c’è libero esercizio né della facoltà di giudizio né del senso morale; li uomini si mettono allo stesso livello del legno, della terra, della pietra […]. Altri, come la maggior parte dei legislatori, degli uomini politici, degli avvocati, dei ministri del culto e dei funzionari statali, servono lo Stato principalmente con la loro testa; e poiché essi raramente fanno distinzioni morali, sono pronti a servire, senza volerlo, il diavolo e Dio. Pochissimi, come gli eroi, i patrioti, i martiri, i riformatori […] servono lo Stato anche con le loro coscienze e così, necessariamente, per lo più gli si oppongono e sono comunemente trattati come nemici.

La mia coscienza, tramortita, vi saluta.

Disobey Thoreau

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