Il dolore di essere Frida. L’amore di essere Frida

Ieri ho passato una lunga giornata in ospedale. Ho visto molte cose che mi hanno lasciato riflettere sul dolore fisico e le sue conseguenze, ho visto molte persone che devono convivere con malattie gravi, e che lo fanno senza disperazione apparente.

Frida Kahlo, di cui tanto si parla in questi giorni (il 6 luglio era il suo compleanno, il 13 sarà il suo anniversario di morte), ha fatto grande esperienza del dolore fisico e della malattia. Senza disperazione apparente. E l’ha usato come tramite per la sua arte, grandiosa e personale.

La spina bifida, l’incidente in cui si fratturò praticamente tutte le ossa e si lesionò vari organi interni, le 32 operazioni, l’amputazione di una gamba, niente di tutto questo le hanno impedito di fare esperienza, oltre che del dolore, dell’amore, dell’arte, della politica. Della vita con tutto ciò che comporta.

Sotto copio dei versi che dedicò al grande amore della sua vita (ma non l’unico), Diego Rivera.

Tu mi piovi – Io ti cielo
Tu la finezza, l’infanzia,
la vita – amore mio – bambino – tenerezza.
Io ti porgo
il mio universo e tu mi vivi.
Sei tu che io amo oggi.
Ti amo con tutti gli amori.
Ti darò il bosco
con una casetta dentro
con tutto il buono che c’è
nella mia costruzione, tu vivrai
contento – voglio che tu
viva contento. Anche se
ti do sempre la mia
assurda solitudine e la monotonia
di tutta una complessissima
diversità di amori –
Vuoi?

Frida, avevi i colori sulla tavolozza anche quando scrivevi.

Frida Kahlo museum photography restoration project

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