Il dizionario del diavolo, A. Bierce

A

Amaretto di Saronno: la prima sbronza non si scorda mai, purtroppo. E non se la scorda nemmeno tua madre, purtroppo.

B

Bigernia: toscano chianino per abbiocco, es. C’ho ‘na bigernia che unn’estò ritta. (trad. Sono così stanca che faccio fatica a stare in piedi).

Un dizionario à la Silvietta è una delle opere che avrei tanto voluto scrivere in una delle mie esistenze parallele. Cosa che non farò mai in questo parallelo qui, come tutto ciò che mi pare di voler fare fortissimamente e a cui rinuncio per forti attacchi di pigrizia e una ormai digerita mancanza di talento.

Cinque minuti di divano mi seducono più di tante altre attività; a mia discolpa aggiungo, però, che sono sempre cinque minuti con un libro in mano 😉 .

Dunque: Ambrose Bierce pubblicò nel 1911 The Devil’s Dictionary. C’entra il diavolo perché le definizioni dei concetti sono cattivissime e ce n’è per tutti. Bierce era un giornalista, oltre che uno scrittore, e diventò famoso scrivendo pagine di cronaca e satiriche.

Gli riusciva così bene che lo chiamavano “the bitter” o anche “the wickedest man in San Francisco”. Il dizionario del diavolo è per illuminati, che preferiscono il vino secco al dolce, il senso al sentimento, lo spirito allo humor“, scrisse Ambrose, specificando che “Lo spirito trafigge, chiede scusa e rigira il pugnale nella ferita“.

Posto che a me il vino piace anche dolce, preferisco di sicuro lo spirito e la storia del pugnale nella ferita, quindi ecco sotto alcune delle mie definizioni preferite, che hanno allietato tanti slot da non più di cinque minuti, ahimè, sul divano durante queste già lontane vacanze.

abitudine (s. f.). Catena ai piedi dell’uomo libero.

alleanza (s. f.). In politica internazionale, unione di due ladri che hanno ficcato così a fondo le mani nelle tasche l’uno dell’altro che non riuscirebbero più a separarsi per derubare un terzo.

ambasciatore (s. m.). Ministro di alto rango mantenuto da un governo nella capitale di un altro paese per eseguire gli ordini di sua moglie.

anormale (agg.). Non conforme allo standard. Per ciò che attiene al pensiero e al comportamento, essere indipendente è essere anormale ed essere anormale significa essere detestato.

aratro (s. m.). Attrezzo che invoca mani avvezze a usare la penna.

audacia (s. f.). Una delle più rimarchevoli qualità di chi è al sicuro.

autostima (s. f.). Stima mal riposta.

belladonna (s. f.). Bella signora, in italiano; in inglese, veleno mortale. Esempio lampante della sostanziale identità di queste due lingue.

carità (s. f.). Amabile disposizione del cuor, che ci fa perdonare agli altri i peccati e vizi a cui siamo dediti.

cervello (s. m.). Organo con cui pensiamo di pensare. […] sotto la nostra forma di governo repubblicana, il cervello è tenuto in così alta considerazione da essere ricompensato con esonero dalle cariche pubbliche.

cinico (s. m.). È una canaglia, di vista difettosa, che vede le cose come sono e non come dovrebbero essere. […].

colpevole (s. m.). L’altro.

degradazione (s. f.). Uno degli stadi del progresso morale e sociale che dalla vita privata conduce a una carica politica.

destino (s. m.). Per i tiranni autorizzazione a commettere i loro crimini e per gli stupidi giustificazione dei loro insuccessi.

diavolo (s. m.). Responsabile delle nostre pene e padrone di tutte le cose belle e piacevoli del mondo. Fu creato dall’Onnipotente, ma nel mondo fu introdotto da una donna.

dilettante (s. m.). Pubblica calamità. È uno che scambia il gusto con la perizia e confonde la sua ambizione con la sua capacità.

egoista (agg.). Privo di considerazione per l’egoismo altrui.

elettore (s. m.). Uno che gode del sacro privilegio di votare per un uomo che un altro uomo ha scelto.

esercito (s. m.). Classe di non produttori che difendono la nazione divorando tutto ciò che potrebbe allettare un invasore.

fede (s. f.). Credenza non suffragata da prove in ciò che sostiene qualcuno, che parla senza saperne nulla di cose che non hanno termini di confronto.

follia (s. f.). Dono e facoltà divina la cui creativa e dominante energia ispira la mente dell’uomo, guida le sue azioni e abbellisce la sua vita.

frode (s. f.). Vita del commercio, anima della religione, esca del corteggiamento, base del potere politico.

gazza (s. f.). Uccello la cui disposizione al furto ha fatto pensare a qualcuno che le si potesse insegnare a parlare.

inumanità (s. f.). Uno dei tratto caratteristici e distintivi dell’umanità.

istruzione (s. f.). È quella cosa che rivela ai saggi e nasconde agli sciocchi la loro mancanza di intendimento.

longevità (s. f.). Smodato prolungamento della paura della morte.

lunedì (s. m.). Nei paesi cristiani, il giorno dopo la partita.

maiale (s. m.). Porcus onnivorus. Animale strettamente imparentato con l’uomo per l’impotenza e vivacità del suo appetito, che è tuttavia di minore portata, perché non si estende al maiale.

mattatoio (s. m.). Luogo dove bestie massacrano i bovini. Di solito è situato a una certa distanza dai covi della specie umana, per evitare che i divoratori di carne siano disturbati dalla vista del sangue.

matto (agg.). Affetto da un alto grado di indipendenza intellettuale; non conformantesi ai modelli di pensiero, parole e azione della maggioranza, che li ricava dallo studio di se stessa; in contrasto con quella maggioranza: in una parola, diverso. […].

moda (s. f.). Despota di cui le persone sagge si fanno beffe e a cui obbediscono.

morale (agg.). Conforme ai valori mutevoli nello spazio e nel tempo. Con la prerogativa, però, di essere di generale convenienza.

nozze (s. f.). Cerimonia con la quale due persone si accingono a diventare una, la persona unica comincia a diventare nulla e il nulla a diventare insopportabile.

Occidente (s. m.). La parte del mondo posta a ovest (o a est) dell’Oriente. È in grande maggioranza abitata dai Cristiani, potente sottotribù degli Ipocriti, le cui principali attività sono l’assassinio e l’imbroglio, ch’essi si compiacciono di chiamare guerra e commercio (che peraltro sono precipue attività anche dell’Oriente).

oceano (s. m.). Massa d’acqua che occupa due terzi di un mondo destinato all’uomo – che però non ha branchie.

ottimismo (s. m.). […] Malattia dell’intelletto, è curabile solo dalla morte ed è ereditaria, ma fortunatamente non contagiosa.

pazienza (s. f.). Forma minore di disperazione, travestita da virtù.

perdizione (s. f). Perdita dell’anima, ma anche il luogo dove si può ritrovarla.

pericardio (s. m.). Membrana che avvolge una quantità di peccati.

pianificare (v. tr.). Affannarsi a trovare il metodo migliore per raggiungere un risultato casuale.

politica (s. f). […] Gestione degli affari pubblici per interessi privati.

pregare (v. tr.). [1] Chiedere qualcosa con urgenza proporzionale alla convinzione che non la si otterrà. [2] Chiedere che le leggi dell’universo siano annullate in favore di un singolo richiedente che si riconosce indegno d’essere esaudito.

rapinatore (s. m.). Uomo d’affari che agisce con franchezza. […].

realmente (avv.). Apparentemente.

referendum (s. m.). Il sottoporre una proposta di legge al voto popolare, per toccare con mano l’insensatezza della pubblica opinione.

religione (s. f.). Figlia della speranza e del timore, che spiega l’ignoranza la natura dell’inconoscibile.

solo (agg.). In cattiva compagnia.

sposa novella. Donna che ha una bella prospettiva di felicità dietro le spalle.

straniero (agg.). Appartenente a un altro paese, inferiore al nostro.

successo (s. m.). […] [2] L’unico peccato imperdonabile contro i propri colleghi.

telefono (s. m.). Invenzione del diavolo, che elimina alcuni dei vantaggi del tenere a distanza una persona sgradevole.

Bierce si sarebbe senza dubbio molto divertito nell’era dell’Internet


Riferimenti

Ambrose Bierce, Il dizionario del diavolo, traduzione di Giancarlo Buzzi, Baldini Castoldi Dalai Editore

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