La rivoluzione di essere Frida. L’arte di essere Frida

Frida Kahlo ultimamente mi ossessiona. Artista, comunista, rivoluzionaria, bisex, messicana, tedesca, amante, amata, cornuta, malata, sensibile, cazzuta. Unica, non ce n’è un’altra come lei. O un altro. Tutti la adorano, che restino in superficie o che vadano a fondo nella sua storia.

Dovessimo parlare con il linguaggio del marketing digitale che va tanto di moda adesso diremmo che ha fatto di se stessa un brand virale. Fortunatamente possiamo parlare come mangiamo e dico che è personaggio con un’identità inconfondibile che manda messaggi che non possono non arrivare. Li sentiremmo anche se fossimo sordi perché l’opera di Frida grida in una lingua universale.

Nell’anniversario della sua scomparsa (13 luglio 1954, a 47 anni) ho scelto un brano brevissimo tratto dai suoi diari. È una descrizione di se stessa che mi fa divampare un incendio dentro.

Sono nata con una rivoluzione. Diciamolo.

È in quel fuoco che sono nata, pronta all’impeto della rivolta fino al momento di vedere il giorno.

Il giorno era cocente.

Mi ha infiammato per il resto della mia vita.

Da bambina, crepitavo.

Da adulta, ero una fiamma.

Penso di essere innamorata di lei.

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