La disobbedienza civile di Thoreau. Sensi di colpa parte 2

È giunto il tempo di continuare a dare spazio al mio senso di colpa. Ci riesco bene da sola, ma chi compie oggi questa collaudata azione è il disobbediente Henry David Thoreau.

La lettura del suo saggio La disobbedienza civile è lo strumento attraverso il quale ho deciso di punirmi: brava Silvietta che rispetti le regole sebbene molte non ti sembrino giuste; paghi le tasse anche se le reputi smisurate rispetto a ciò che guadagni e sai che finiscono in bamba e puttane per i tuoi politici; fai parte di una catena di errori che rinforzi tutti i giorni borbottando che dovrebbe essere tutto diverso; sacrifichi in nome di una comodità/sicurezza, che poi a che cazzo ti serve, tutto ciò che di più caro hai.

No, no, ma brava! Brava per saper covare rabbia, aspettando e sperando che la scena cambi, va’ a fare un po’ di shopping e guarda la tv così magari ci pensi meno e ti dai pace fra un raptus di senso di colpa e l’altro.

Henry David, uno che nella vita ha dato corpo alle sue idee rivoluzionarie e ribelli nel senso più alto del termine, ti guarderebbe di traverso e ti rimprovererebbe. Anzi, no, troppo signore lui: investirebbe il suo tempo con te e ti parlerebbe così:

Ci sono migliaia di persone che in teoria sono contrarie alla schiavitù e alla guerra, ma che in effetti non fanno niente per porvi fine, […], se ne stanno sedute con le mani intasca e dicono di non sapere che cosa fare e non fanno nulla; […] Esitano, si rammaricano e a volte fanno petizioni, ma non fanno nulla seriamente e con efficacia. Aspetteranno, ben disposti, che altri pongano rimedio al male così che essi non debbano più a lungo rammaricarsene.

Naturalmente l’uomo non ha il dovere di dedicarsi esclusivamente all’estirpazione del male, fosse anch’esso il più smisurato; egli può avere giustamente altre occupazioni cui dedicarsi, ma è suo dovere, quanto meno, liberarsi dal male e se egli nell’intenzione ne rimane lontano non deve aiutarlo neanche di fatto. Se mi dedico ad altri scopi e progetti, perlomeno devo anzitutto verificare che non li persegua stando seduto sulle spalle di un altro uomo. Prima di tutto devo togliermi da quella posizione, così che anche quell’uomo possa realizzare i propri progetti.

[…] In questo modo, in nome dell’Ordine e del Governo Civile, alla fine siamo tutti costretti a rendere omaggio e a fomentare la nostra stessa meschinità. Dopo l’iniziale vergogna che sentiamo nel commettere peccato, presto esso ci diventa indifferente; da immorale esso diviene, per così dire, a-morale ed elemento necessario della vita che abbiamo costruito.

Ciò di cui mi devo preoccupare è di non rendermi compartecipe del male che condanno.

Non sono venuto a questo mondo soltanto per farne un comodo posto nel quale vivere, ma per viverci, comodo o scomodo che esso sia. Un uomo non deve fare tutto, ma qualcosa; e siccome non può fare tutto, non per questo è necessario che egli debba fare qualcosa di sbagliato.

Ok, da domani indosserò un cilicio sotto al chiodo e soffrirò in silenzio.

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