La piccola fiammiferaia

Era una delle mie fiabe preferite perché mi faceva soffrire e finiva male (come quella che scrissi alle elementari), malissimo. Il mio masochismo è nato e cresciuto con me 😉 .

Mi ricordo le illustrazioni del grande albo dal quale me la leggevano: i passanti indifferenti; la piccola fiammiferaia che tremava di freddo, coi piedini nudi e la neve che le si posava sopra; le finestre illuminate e le tavole pantagrueliche; il suo scialletto che non la copriva bene e la sua fame, che mi immaginavo.

Volevo tanto che le pagine magicamente cambiassero e qualcuno si fermasse e la portasse via con sé, o uscisse dal calore della propria casa per farla entrare e salvarla dal gelo e dall’abbandono. Ci speravo ogni volta che aprivo e sfogliavo.

Sarà per questo che odio il Natale, i cenoni, i pranzoni e l’indifferenza che fa da contorno a tutto questo sfarzo vomitevole consumato in nome di un Dio che, se esistesse, certo non approverebbe e volerebbe a soccorrere la piccola orfana venditrice di zolfanelli.

Ora sono grande e so che posso farlo, posso salvarla anche io: Save La piccola fiammiferaia, save the world!

Faceva un freddo terribile, nevicava e calava la sera – l’ultima sera dell’anno, per l’appunto, la sera di San Silvestro. In quel freddo, in quel buio, una povera bambinetta girava per le vie, a capo scoperto, a piedi nudi. Veramente, quand’era uscita di casa, aveva certe babbucce; ma a che le eran servite? Erano grandi grandi – prima erano appartenute alla sua povera madre, – e così larghe e sgangherate, che la bimba le aveva perdute […].

E così la bambina camminava coi piccoli piedi nudi, fatti rossi e turchini dal freddo: aveva nel vecchio grembiale una quantità di fiammiferi, e ne teneva in mano un pacchetto. In tutta la giornata, non era riuscita a venderne uno; nessuno le aveva dato un soldo; aveva tanta fame, tanto freddo, e un visetto patito e sgomento, povera creaturina. I fiocchi di neve le cadevano sui lunghi capelli biondi, sparsi in bei riccioli sul collo […]. Tutte le finestre scintillavano di lumi; per le strade si spandeva un buon odorino d’arrosto; era la vigilia del capo d’anno: a questo pensava.

Nell’angolo formato da due case, di cui l’una sporgeva innanzi sulla strada, sedette abbandonandosi, rannicchiandosi tutta, tirandosi sotto le povere gambine. Il freddo la prendeva sempre più, ma non osava tornare a casa: riportava tutti i fiammiferi e nemmeno un soldino. Il babbo l’avrebbe certo picchiata; e, del resto, forse che non faceva freddo anche a casa? Abitavano proprio sotto il tetto, ed il vento ci soffiava tagliente, sebbene le fessure più larghe fossero turate, alla meglio, con paglia e cenci. Le sue manine erano quasi morte dal freddo. Ah, quanto bene le avrebbe fatto un piccolo fiammifero! Se si arrischiasse a cavarne uno dallo scatolino, ed a strofinarlo sul muro per riscaldarsi le dita… Ne cavò uno, e trracc! Come scoppiettò! Come bruciò! Mandò una fiamma calda e chiara come una piccola candela, quando la parò con la manina. Che strana luce! Pareva alla piccina d’essere seduta dinanzi ad una grande stufa di ferro, con le borchie e il coperchio di ottone lucido: il fuoco ardeva così allegramente, e riscaldava così bene!… La piccina allungava già le gambe, per riscaldare anche quelle… ma la fiamma si spense, la stufa scomparve, – ed ella si ritrovò là seduta, con un pezzettino di fiammifero bruciato tra le mani.

Ne accese un altro: anche questo bruciò, rischiarò e il muro, nel punto in cui la luce batteva, divenne trasparente come un velo. La bambina vide proprio dentro nella stanza, dove la tavola era apparecchiata, con una bella tovaglia d’una bianchezza abbagliante, e con finissime porcellane; nel mezzo della tavola, l’oca arrostita fumava, tutta ripiena di mele cotte e di prugne. Il più bello poi fu che l’oca stessa balzò fuor del piatto, e, col trinciante ed il forchettone piantati nel dorso, si diede ad arrancare per la stanza, dirigendosi proprio verso la povera bambina… Ma il fiammifero si spense, e non si vide più che il muro opaco e freddo.

Accese un terzo fiammifero. La piccolina si trovò sotto ad un magnifico albero, ancora più grande e meglio ornato di quello che aveva veduto, a traverso ai vetri dell’uscio, nella casa del ricco negoziante, la sera di Natale. Migliaia di lumi scintillavano tra i verdi rami, e certe figure colorate, come quelle che si vedono esposte nelle mostre dei negozi, guardavano la piccina. Ella stese le mani… e il fiammifero si spense. I lumicini di Natale volarono su in alto, sempre più in alto; ed ella si avvide allora ch’erano le stelle lucenti. Una stella cadde, e segnò una lunga striscia di luce sul fondo oscuro del cielo.

“Qualcuno muore!” – disse la piccola, perché la sua vecchia nonna (l’unica persona al mondo che l’avesse trattata amorevolmente, – ma ora anche essa era morta,) le aveva detto: “Quando una stella cade, un’anima sale a Dio.”

Strofinò contro il muro un altro fiammifero, che mandò un grande chiarore all’intorno; ed in quel chiarore la vecchia nonna apparve, tutta raggiante, e mite, e buona…

“Oh, nonna!” – gridò la piccolina: “Prendimi con te! So che tu sparisci, appena la fiammella si spegne, come sono spariti la bella stufa calda, l’arrosto fumante, e il grande albero di Natale!” – Presto presto, accese tutti insieme i fiammiferi che ancora rimanevano nella scatolina: voleva trattenere la nonna. I fiammiferi diedero tanta luce, che nemmeno di pieno giorno è così chiaro: la nonna non era stata mai così bella, così grande… Ella prese la bambina tra le braccia, ed insieme volarono su, verso lo Splendore e la Gioia, su, in alto, in alto, dove non c’è più fame, né freddo, né angustia[…].

Ma nell’angolo tra le due case, allo spuntare della fredda alba, fu veduta la piccina, con le gotine rosse ed il sorriso sulle labbra, – morta assiderata nell’ultima notte del vecchio anno. La prima alba dell’anno nuovo passò sopra il cadaverino, disteso là, con le scatole dei fiammiferi, di cui una era quasi tutta bruciata. “Ha cercato di scaldarsi…” – dissero. Ma nessuno seppe tutte le belle cose che aveva vedute; nessuno seppe tra quanta luce era entrata, con la vecchia nonna, nella gioia della nuova Alba.

(Christian Andersen)

L’immagine è di artBIT .

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