Il significato pagano del Natale: il sole e la Siria

Ci siamo, è domani, e io devo trovare il modo di farmelo piacere.

Festeggiare, mangiare e bere non sono brutte cose (anzi, sono privilegi preziosi in questo tempo truce che trucida persone), ora devo solo trovare una motivazione che non sia finto-religiosa per affrontare la giornata del Natale.

So dove cercarla, in un libro di Piergiorgio Odifreddi che si chiama Perché non possiamo essere cristiani. 

Se mi concentro sulle radici storiche della nostra mega festona ipocrita e sprecona, potrò forse festeggiare qualcosa in cui di sicuro credo.

In effetti, più che atea, io mi sento pagana e panteista.

Fatti come la nascita da una vergine e la resurrezione dalla morte costituiscono ovvi archetipi universali, condivisi dalle mitologie di molte culture. […] Ad esempio, la scelta del 25 dicembre come giorno della nascita di Gesù è mutuata dalla festa del Sol Invictus*, “Sole Invitto”*, il Dio Sole (El Gabal**) che l’imperatore Eliogabalo importò nel 218 a Roma dalla Siria. L’imperatore Aureliano ne instaurò il culto nel 270 e ne consacrò il tempio il 25 dicembre 274, durante la festa del Natale del Sole: il giorno, cioè, del solstizio d’inverno secondo il calendario giuliano, quando il Sole tocca il punto più basso del suo percorso, si ferma (da cui il nome solstitium, “fermata del Sole”) e ricomincia la sua salita, in un succedersi di eventi che si può metaforicamente descrivere come la sua “morte, resurrezione e ascesa in cielo”.

*Che è anche il titolo dell’ultimo album dei Faith No More 😉

**Invincibile

***Divinità solare siriana

Annunci