Una cosa divertente che non farò mai più. David Foster Wallace

Le mega crociere e i mega villaggi turistici sono una delle concretizzazioni del male in versione moderna. Non ce l’ho con chi ci va (ok, forse un pochino sì), ma con chi le propone con una frenesia, un’efficienza e fertilità che mi spaventano.

Una volta un signore, che poteva essere il target perfetto per questo tipo di vacanze, mi ha confessato che non gli era piaciuta come esperienza, e che gli era sembrato di avere la camera in un centro commerciale.

Immagino che mi sentirei così anche io e che non sopporterei il personale che si occupa di te in maniera ossequiosa e invadente, sempre a palla, che ti obbliga a sentirti in dovere di divertirti.

Però, una volta vorrei provare: per ubriacarmi tutti i giorni, ingrassare di 5 kg in una settimana, annoiarmi fino al disgusto e odiare tutti.

Harper’s Magazine, nel 1996, commissionò a David Foster Wallace un reportage* su una crociera di extra lusso ai Caraibi. Ne uscì un capolavoro umoristico e amarissimo sull’uomo moderno benestante (e inconsapevole) in vacanza.

Ne copio dei pezzi sotto, un po’ a casaccio. Abbuffatevi come si conviene alla circostanza.

DAL CAPITOLO 2

Più precisamente: dall’11 al 18 marzo 1995 io, volontariamente e dietro compenso, mi sono sottoposto alla crociera «7 Notti ai Caraibi» (7NC) a bordo della m.n. Zenith (3), una nave da 47.255 tonnellate, di proprietà della Celebrity Crociere […].

Il cibo era superbo, il servizio impeccabile, le escursioni a terra e le attività di bordo organizzate fin nei minimi dettagli per il massimo dell’eccitazione. La nave era così bianca e pulita che sembrava sterilizzata. Il blu del mare dei Caraibi variava dal color coperta di neonato-maschio fino al fosforescente; lo stesso per il cielo. Le temperature erano uterine. Persino il sole sembrava programmato secondo le nostre esigenze. Il rapporto equipaggio-passeggeri era di 1,2 a 2.

[…] cercano davvero di produrla in te, questa sensazione: una miscela di relax ed eccitazione, di appagamento senza stress e turismo frenetico, quella fusione particolare di servilismo e condiscendenza che viene propagandata attraverso tutte le forme del verbo viziare. Le brochure delle mega compagnie sono addirittura tempestate da questo verbo: «…come non vi hanno mai viziati prima», «…a viziarvi nelle nostre jacuzzi e saune», «Lasciatevi viziare», «Fatevi viziare dai caldi zeffiri delle Bahamas».

DAL CAPITOLO 1

[…] Ho visto spiagge di zucchero e un’acqua di un blu limpidissimo. Ho visto un completo casual da uomo tutto rosso col bavero svasato. Ho sentito il profumo che ha l’olio abbronzante quando è spalmato su oltre dieci tonnellate di carne umana bollente. Sono stato chiamato «Mister» in tre diverse nazioni. Ho guardato cinquecento americani benestanti muoversi a scatti ballando l’Electric Slide. Ho visto tramonti che sembravano disegnati al computer e una luna tropicale che assomigliava più a una specie di limone dalle dimensioni gigantesche sospeso in aria che alla cara vecchia luna di pietra degli Stati Uniti d’America che ero abituato a vedere. Ho partecipato (molto brevemente) a un trenino a ritmo di conga.

[…] Ho visto un parrucchino in testa a un ragazzo di tredici anni. […]

Ho visto e ho sentito la puzza di tutti i 145 gatti che vivono nella villa di Ernest Hemingway a Key West in Florida. Ora conosco la differenza tra Bingo e Superbingo, e cosa significa quando il jackpot del Bingo va «a palla di neve». Ho visto videocamere che praticamente richiedevano un carrello; ho visto valigie fosforescenti e occhiali da sole fosforescenti con cordicelle fosforescenti e più di venti tipi diversi di ciabatte infradito. Ho sentito tamburi da banda di paese e ho mangiato frittelle di sgombro e ho visto una donna in lamé argentato che vomitava a getto dentro un ascensore di vetro. Ho tenuto il ritmo di due quarti puntando il dito verso il cielo esattamente sulla stessa disco music sulla quale odiavo puntare il dito verso il cielo nel 1977.

[…] Ho visto completi fucsia e giacche rosa mestruo e scaldamuscoli viola e marrone e mocassini bianchi senza calzini.

[…] Ho sentito cittadini americani maggiorenni e benestanti che chiedevano all’Ufficio Relazioni con gli Ospiti se per fare snorkeling c’è bisogno di bagnarsi, se il tiro al piattello si fa all’aperto, se l’equipaggio dorme a bordo e a che ora è previsto il Buffet di Mezzanotte. Ora conosco l’esatta differenza mixologica fra uno Slippery Nipple e un Fuzzy Navel. So cos’è un Coco Loco. Sono stato oggetto in una sola settimana di oltre 1500 sorrisi professionali. Mi sono scottato e spellato due volte. Ho fatto tiro al piattello sul mare. È abbastanza? In quei momenti non sembrava mai abbastanza.

[…] ho imparato come si allaccia il giubbotto salvagente sopra lo smoking e ho perso a scacchi con una bambina di nove anni. […] Ho mercanteggiato per dei gioielli senza valore con ragazzini malnutriti. Ora conosco ogni possibile giustificazione o scusa per chi spenda tremila dollari per andarsi a fare una crociera ai Caraibi. Mi sono mangiato le mani per aver rifiutato autentica marijuana giamaicana da un giamaicano autentico.

[…] Ho capito cosa significa avere paura del proprio water. […] Ho assaggiato il caviale e mi sono trovato d’accordo con il giudizio del bambino che mi sedeva accanto: fa schifo.

[…] Ho osservato e catalogato, con ribrezzo, ogni tipo di eritemi, cheratinosi, lesioni pre-melanoma, macchie da mal di fegato, eczemi, verruche, cisti papulari, pancioni, celluliti femorali, vene varicose, trattamenti al collagene e al silicone, tinture orribili, trapianti di capelli malriusciti – insomma, ho visto un sacco di gente seminuda che avrei preferito non vedere seminuda. Mi sono sentito depresso come non mi sentivo dalla pubertà e ho riempito quasi tre taccuini per capire se era un Problema Mio o un Problema Loro.

DAL CAPITOLO 3

[…] Qualche settimana prima che mi sottoponessi alla crociera extra lusso, un ragazzo di sedici anni fece un capitombolo dal ponte più alto di una mega nave – mi pare della Carnival o della Crystal: un suicidio. Secondo il tg si trattava di pene d’amore adolescenziali, una di quelle romantiche storie che nascono in crociera e finiscono male, eccetera. Secondo me c’era qualcos’altro sotto, qualcosa che nessun servizio del telegiornale sarà mai in grado di raccontare.

In queste crociere extra lusso di massa c’è qualcosa di insopportabilmente triste. Come la maggior parte delle cose insopportabilmente tristi, sembra che abbia cause inafferrabili e complicate ed effetti semplicissimi: a bordo della Nadir – soprattutto la notte, quando il divertimento organizzato, le rassicurazioni e il rumore dell’allegria cessavano – io mi sentivo disperato. Ormai è una parola abusata e banale, disperato, ma è una parola seria, e la sto usando seriamente. Per me indica una semplice combinazione – uno strano desiderio di morte, mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. Forse si avvicina a quello che la gente chiama terrore o angoscia. Ma non è neanche questo. È più come avere il desiderio di morire per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte. E viene voglia di buttarsi giù dalla nave.

[…] Non penso sia un caso che le crociere extra lusso 7NC attraggono perlopiù persone anziane. Non parlo di vecchi decrepiti, parlo di persone sopra i cinquant’anni, per le quali sentirsi mortali è qualcosa di più di un’astrazione. La maggior parte dei corpi in mostra che si potevano incontrare a tutte le ore del giorno sulla Nadir erano in vari stadi di decomposizione.

[…] Eppure, sulla crociera extra lusso 7NC, veniamo coinvolti con abilità proprio nella costruzione di svariate fantasie di trionfo sulla morte e sulla decadenza. Un modo di mettere in atto questo «trionfo» è la disciplina del miglioramento di se stessi; e la manutenzione anfetaminica della Nadir da parte dell’equipaggio è sfacciatamente analoga alla cura ossessiva dell’organismo: dieta, ginnastica, integratori ipervitaminici, chirurgia cosmetica, seminari sul time management e tutto il resto.

[…] C’è anche un’altra strada per il trionfo sulla morte. Dall’organismo all’onanismo. Dalla fatica del lavoro alla fatica del divertimento. Le attività ininterrotte della 7NC, i giochi, le feste, l’allegria e le canzoni; l’adrenalina, l’eccitazione, l’iperstimolazione. Ti esaltano, ti fanno sentire vivo. Ti danno l’impressione che la tua esistenza sia libera dalle contingenze. (8) L’opzione della fatica del divertimento non promette tanto il superamento del terrore della morte quanto piuttosto di allontanarlo per un po’ di tempo ….

(3) Nessun burlone farebbe a meno di ribattezzarla mentalmente Nadir nel momento stesso in cui sulla brochure della Celebrity legge lo stupidissimo nome Zenith, così concedetemi di farlo anch’io, ma il fatto che l’abbia ribattezzata non vuol dire che abbia qualcosa contro la nave.
(8) La Nadir ha letteralmente centinaia di piantine in sezione della nave su ogni ponte, in ogni ascensore o passaggio, ognuna con un punto rosso e un VOI SIETE QUI – e non ci vuole molto per capire che, più che per l’orientamento, servono a dare qualche strana forma di rassicurazione.

*Il titolo con cui uscì sull’Harper’s era Shipping out, poi Wallace lo pubblicò col titolo A Supposedly Fun Thing I’ll Never Do Again nell’omonima raccolta di saggi/scritti vari.

Annunci