Costretti a sanguinare. Marco Philopat

Se v’interessa l’argomento punk in Italia dovete leggere Costretti a sanguinare. Punto.

Mi viene voglia di non scrivere altro. Mi sa che lo faccio.

Solo due cose.

Uno: la scena milanese vissuta e raccontata da Marco Philopat, il centro sociale Virus di via Correggio, i personaggi e le storie che gli giravano attorno sono quanto più di punk l’Italia abbia attraversato (se non altro per estensione del fenomeno). Punto.

philopat-punk

Gli HCN, gruppo punk rock fondato nel 1979, Philopat è quello più alto 🙂 

Due: il libro l’ho letto (e amato da sanguinare) talmente tanti anni fa che mi tocca ripartire da capo e vi copio l’incipit, che è anche molto simpatico. Parla di capelli, prendetelo sul serio. Parla anche di Anna Oxa, Ruggeri e dei Chrisma. Di Londra e dell’Italia.

Tre: lo so che non era previsto un punto tre. Mi ricordo che parla in qualche modo male di Jo Squillo e dei miei adorati CCCP. Una volta da bambina mi sono vestita da sposa punk a carnevale. Mi sembrava importante dirlo. Punto.

I capelli sono fondamentali – bisogna assolutamente tenerli dritti – in piedi – come spilli – borchie – sono un simbolo importante – le punte rigide significano odio – i capelli devono stare in piedi – incazzati con il mondo intero – i  metodi per farli sono tanti – i più fighetti vanno dal parrucchiere – si fanno la permanente – dura poche ore – serve per andare su un palcoscenico o in disco e basta – altri stanno ore davanti allo specchio a cotonarseli – ma sembrano delle criniere di leone – gonfi senza punte – soffici – c’è chi si compra il tenax – una specie di brillantina untuosa e puzzolente – che ti lascia i capelli mosci e lucidi – poi costa un casino – un tubetto non ti dura manco una settimana – lo zucchero è sicuramente meno costoso – devi fare un miscuglio con l’acqua – te lo spargi per i capelli – e aspetti che si indurisca – ma anche questo non te li tira su abbastanza – cadono quasi subito – quando poi il caramello inizia a colare sulla schiena fa veramente schifo – il metodo più efficace economico e facile è indubbiamente il sapone – prendi la saponetta bagnata la strofini sui capelli finché non si asciuga – te li tiri in piedi – stai a testa in giù per qualche minuto – aspettando che il sapone si secchi – infine ti metti a posto la frangia – e i lati – ecco adesso sei un vero punk da strada – non certo una moda – l’unico inconveniente è quando piove o sudi troppo – si formano delle bolle tipo shampoo che mischiato allo smog ti fa ammosciare i capelli in una melma – le informazioni sul sapone le ho beccate su una fanzine inglese – comprata alla fiera di Senigallia da certi tipi vestiti di nero con qualche badge dei Sex Pistols o di Adam – con i capelli corti alcuni cotonati – a Londra tutto è diverso – i punk sono pazzi – si decolorano i capelli in continuazione – se li pitturano di viola verde rosso – si fanno le creste al centro rasandosi ai lati – tipo moicano – alte fino a trenta centimetri – ma quelli sono inglesi – noi siamo in Italia – qui ci metterebbero in manicomio – in Italia di punk c’è ben poco – ogni cosa arriva in ritardo di anni diventando patetica e provinciale – basta pensare a quel cretino di Andrea Mingardi e i Super Circus che hanno stampato un singolo – Sotto la pank la capra cant – il testo è micidiale – “il papank e la mamank – vanno a dire in giro che sono stank – di avere un figlio punk – che di sicuro una rotella gli mank” – ecco cosa vuol dire vivere in Italia – Anna Oxa è un prodotto completamente artificiale – ha solo i capelli un po’ in piedi – appena usciti dal truccatore – poi come fa una punk a vincere il festival di Sanremo – dàiii! – “Un’emozione da poco” – dàiii! – i Decibel erano qui di Milano – avevano fatto quel fantastico pezzo – Champagne Molotov – Enrico Ruggeri il cantante portava gli occhiali scuri si decolorava i capelli – cantava come un forsennato – la musica era rock duro nostrano – non male – ma è un casino che non fanno sentire – ora vogliono fare successo – così sono spariti dalla scena – i Chrisma sono i migliori in questo momento – Maurizio Arcieri e Cristina Moser si vestono in pelle nera – si mettono il tenax sui capelli quasi bianchi – la loro musica è abbastanza hard – in strada non si fanno troppo vedere – però ogni tanto organizzano dei party punk in casa loro – quando sono andato poco tempo fa – ho visto il mignolo della mano di Maurizio fasciato – durante i concerti si taglia con le lamette – in uno diventato famoso per la stampa si è quasi tranciato il dito –  pensavo fosse una trovata pubblicitaria – invece mi ha confessato di aver sbagliato – nella foga ha premuto la lama troppo forte – il mignolo è rimasto attaccato solo per l’osso! – a Milano scorrazza anche Ivan Cattaneo – ogni tanto lo si vede per via Torino – gira nei circuiti gay e non si sbatte più neanche per “Dudu” la prima punkzine italiana.

Ovvia, bisogna che lo rilegga tutto. Punto.


Riferimenti

Marco Philopat, Costretti a sanguinare, ShaKe Edizioni, 1997 (adesso ci sono ristampe di Einaudi e di AgenziaX)

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