“Sii bella e stai zitta” pt 1. Post post-femminista

LGBT, matrimonio e adozione gay, gender di qui, gender di là. Io tifo per le conquiste legali e sociali in materia. Trovo più che giusto che ci si ami e si faccia famiglia al di là del genere. Tutto bene.

Tuttavia farei anche un passo indietro, visto che ci sarebbe ancora il problemino che le donne vengono discriminate, sul lavoro, al bar e sui media, e appese come farfalle morte con un bello spillone fra le scapole.

Nooo eh, non mi fate il discorso del femminismo estremo che non vi va bene e che le donne possono volersi depilare, essere belle e non avere i baffi etc… Non sto parlando di questo.

No, perché siamo tutti fichi quando si parla in via teorica di uguaglianza, ma poi le donne vengono ancora giudicate principalmente per il loro aspetto fisico (dagli uomini, dalle altre donne e da loro stesse), si pensa che siano madri snaturate se decidono di lavorare e maschiliste retrograde se optano per restare a casa coi figli. Buttate uno sguardo ai profili Instagram delle adolescenti, ma anche delle più mature: la maggioranza sembrano prostitute in cerca di clienti. Per non parlare di certe cose venute fuori al Family Day. Per esempio.

L’uguaglianza non c’è. Vuoi gli stessi diritti di un uomo? Sii allora un uomo e comportati da uomo (al lavoro) o come l’uomo e la società ti vogliono (al bar). Di questo sto parlando.

Stamattina ho iniziato a leggere un libro che avevo cominciato un anno fa in sala travaglio (quale miglior posto???) e che non avevo avuto più modo di riprendere in mano. Voglio leggerlo insieme a voi e copierò i passi più significativi. Il libro si chiama Sii bella e stai zitta, scritto nel 2010 dalla filosofa Michela Marzano. Che è una tipa fichissima.

L’estate scorsa mi sono dovuta arrendere all’evidenza: la regressione delle donne italiane non è solo un mito, una storia che si racconta all’estero per mettere in cattiva luce il nostro paese. È una realtà. Una realtà triste che emerge non solo quando si leggono i giornali o si guarda la televisione, ma anche e soprattutto quando si discute con la gente, si osservano i comportamenti che gli uomini e le donne hanno nella vita quotidiana […]

Quante donne, pur lavorando come gli uomini (e talvolta più di loro) sono costrette a occuparsi da sole dei figli e della casa? Quante donne cedono alla tentazione dei sensi di colpa e, per paura di essere considerate delle “madri indegne”, abbandonano ogni aspirazione professionale? Quante donne vengono giudicate come “fallite” o “incomplete” perché non hanno figli? Quante adolescenti hanno gli strumenti critici necessari per decostruire le immagini e i discorsi che arrivano loro attraverso la televisione e la pubblicità?

Troppe, o troppo poche.

L’immagine di apertura è di Milo Manara.

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