Da “La terra e la morte”. Cesare Pavese

Vai a scuola e ti “insegnano” Cesare Pavese.

Ti spiegano chi era, cosa ha scritto, quale era il suo pensiero politico e perché fu arrestato, ti dicono che ha tradotto Moby Dick e che ha scritto poesie anche in inglese.

Devi “imparare” che Pavese ha lavorato per la casa editrice Einaudi, che si iscrisse al Partito Comunista e lavorò all’Unità. Se hai un professore simpatico ti dirà anche che si innamorò di Fernanda Pivano, che la chiese in sposa e che lei rifiutò.

In verità sei stato fortunato se già ti hanno spiegato tutto questo, e altro ancora, con i doverosi dettagli.

Ma avresti fatto un terno al lotto se, prima di tutto, ti avessero fatto leggere qualche sua lettera o poesia, qualche brano tratto dai romanzi o dai racconti. Ancora prima di conoscere il nome, il periodo, prima di sapere che oggi (9 settembre) è il suo compleanno, prima proprio di tutte le nozioni e senza badare alle parafrasi e alla metrica, cosa avresti pensato se il professore ti avesse fatto leggere, a voce bassa bassa, nella tua testa, fra te e te, questa poesia?

Tu sei come una terra

che nessuno ha mai detto.

Tu non attendi nulla

se non la parola

che sgorgherà dal fondo

come un frutto tra i rami.

C’è un vento che ti giunge.

Cose secche e rimorte

t’ingombrano e vanno nel vento.

Membra e parole antiche.

Tu tremi nell’estate.

(29 ottobre 1945)

Dai, dimmi, cosa?

Il dipinto in apertura è di Marco Ventura.

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